BLUE
n. 117 febbraio 2001
(intervista a Roberto Rocchi, a cura di Riccardo Zanello)
BLUE
n. 121 giugno 2001
intervista a Mimmo Cattarinich, a
cura di Riccardo Zanello
MIMMO CATTARINICH è un capo storico della fotografia italiana. Per quanto sia più noto per i suoi esotici reportage di nudo e per le foto di scena di registi come Fellini, Pasolini, Ferreri, Bertolucci, Almodovar, egli stesso ammette di non sentirsi uno "specializzato", ma un fotografo tout court. Un grande fotografo lo aggiungiamo noi, conoscendo il complesso del suo prolifico ed elevato lavoro anche in settori come la pubblicità e la moda.
L’EROS
ESOTICO
A cura di Riccardo Zanello
Ci incontriamo nel suo studio che si affaccia su una delle strade più famose al mondo, Via Veneto. La prima stanza è l’ufficio, la seconda un salotto – sala di posa con divano, poltrone e un grande tavolo di cristallo. Una libreria piena di libri di fotografia, riviste e video cassette, poi alle pareti un grande manifesto autografato del grande Federico Fellini e numerose locandine delle sue campagne pubblicitarie per la Cotton Club (lingerie, costumi da bagno). Ad aprirmi proprio Mimmo Cattarinich bell’uomo sulla sessantina, in forma, sguardo diretto di chi la sa lunga ed ha molto vissuto, gran parlatore. Le sue passioni, al di fuori della fotografia, sono l’Africa e l’astrologia.
Cattarinich è uno dei fotografi più importanti che abbiamo in Italia, molto conosciuto anche all’estero, famoso per le sue foto di cinema, di glamour e personaggi, ma che nella fotografia ha fatto e ama fare di tutto. Inutile scrivere un elenco di testate in cui ha pubblicato perché le sue foto sono apparse praticamente in tutte le riviste italiane e in numerosissime testate straniere.
Ma cominciamo dall’inizio…
Frequentavo ragioneria, a scuola non brillavo e un anno fui anche bocciato. Mio padre aveva un bar all’interno degli studi Dino De Laurentis dove io andavo spesso per vedere la "magia del cinema", i set, le star, le troupe. All’epoca "giravano" moltissimo anche gli americani. Così, affascinato da quel mondo, e per guadagnare qualche soldo, un’estate diedi una mano al laboratorio fotografico interno agli stabilimenti (diretto da Aurelio De Laurentis, padre di Dino) che sviluppava e stampava anche le foto di scena dei film.
Che funzioni avevi all’interno del laboratorio?
Facevo un po’ di tutto, piccoli ritocchi, asciugavo le stampe, ma soprattutto cercavo anche di imparare, di carpire "qualche segreto".
Pensavo comunque di lavorarci una sola stagione, per poi tornare a scuola, invece rimasi due anni. Ovviamente il lavoro nel laboratorio non mi piaceva, ma era un buon trampolino di lancio. Infatti mi fu molto utile. Dopo aver fatto il militare tornai e iniziai ad aiutare uno dei migliori fotografi di scena di quel tempo, Di Giovanni.
Ricordi qualcun’altro di questi fotografi?
Erano molti e quasi tutti molto bravi con un bel modo di lavorare, io avevo un rapporto d’amicizia soprattutto con Sergio Strizzi, ma ricordo con altrettanta stima Gianni Assenza, Poletto, Pierluigi Praturlon, Pennoni e Tazio Secchiaroli che pur non avendo un’ottima tecnica aveva però una sensibilità straordinaria per cogliere al volo le situazioni e fotografarle.
Finalmente nel 1961 il mio primo film come fotografo di scena, era Gli Invasori diretto da Mario Bava.
Sembra essere stato tutto molto semplice…
Diventare fotografi di scena, più di quarant’anni fa, era relativamente semplice, non c’erano tanti aspiranti fotografi come oggi, il cinema era molto attivo e molte produzioni e registi agli esordi cercavano di risparmiare il più possibile, per cui, se si presentava un giovane di buone speranze disposto a prendere 25/30.000 lire a settimana contro le 70/80.000 di un professionista affermato era facile essere assunto.
Eri entrato finalmente nel "mondo dei tuoi sogni"…
Sì, quel lavoro sul set di Mario Bava fu il primo di una lunga serie. Giorgio Bianchi, Alessandro Blasetti, Dino Risi, Tinto Brass, Sergio Leone, Comencini, Luciano Salce e tantissimi altri registi, fino a quando mi chiamò Fellini per sostituire un collega, Claudio Patriarca, sul set di Toby Dammit, uno dei tre episodi del film Tre Passi nel Delirio. Da questo film è nato con Federico (uomo di grande volontà e comunicativa) un lungo rapporto di collaborazione e amicizia.
Successivamente ho contunato nel cinema con tutti i grandi registi italiani e molti stranieri, da Pasolini a Bertolucci, da Ferreri a Tornatore, da Cassavetes ad Almodovar, un personaggio che mi ha molto colpito per la sua prorompente personalità creativa e trsgressiva.
Ormai eri un professionista affermato e ricercato, molti registi famosissimi volevano proprio te perché sapevano che le tue foto sarebbero state pubblicate dalle maggiori testate italiane.
Infatti ho continuato a lavorare con Fellini e poi sono arrivati Pasolini, Bolognini, Zeffirelli, Ferreri, Bertolucci e tanti altri, e finalmente anche gli stranieri, uno per tutti Pedro Almodovar, un personaggio che mi ha molto colpito e affascinato per la sua dirompente personalità e creatività.
Negli anni settanta, invece, hai cominciato i tuoi primi servizi di nudo…
Certamente il cinema gratificava la mia caccia al "trofeo", ma il motivo per cui ho cominciato a fotografare le donne è che naturalmente ognuno cerca di fare quello che più gli piace e a me le donne piacciono moltissimo, soprattutto le donne mediterranee e quelle di colore, e questo genere di fotografia è il migliore per lavorare ed avere rapporti ravvicinati con tante belle donne. Come una volta ebbe modo di dirmi Bolognini (un grande maestro) -"Mimmo non fare quello che non sei, fai quello che sei"-. E poi c’è anche un motivo pratico se ho iniziato a fotografare donne; se riprendi un personaggio italiano, al di fuori dell’Italia, più di tanto non gliene importa nulla, mentre invece se fai una bella ragazza, nuda con le prerogative giuste, lo stesso servizio, puoi venderlo in tanti mercati: in Spagna, in Francia, in Olanda e così via, anche in America. Io, Rocchi e Roberto Rocco siamo tra i pochissimi stranieri ospitati tra le pagine dell’edizione americana di Playboy.
Dove hai pubblicato i tuoi primi servizi di nudo?
Su Playmen a cui già vendevo i miei special. Direttore era Luciano Oppo, un grande personaggio, un direttore che ha fatto grande il suo giornale (nei tempi migliori viaggiava sulle 150/180.000 copie di tiratura). In quegli anni Playmen era comprato anche da grandi personaggi ed intellettuali, scienziati, scrittori… Tutti i registi erano ben contenti di vedere pubblicate le immagini del film su questa testata. Mi ricordo solo Antonioni che rifiutò dicendomi –"Non ho nessun rapporto culturale con quella rivista"-
Per Oppo ho realizzato molti servizi, era molto interessato a quello che gli proponevo.
In seguito ho pubblicato su tutte le riviste del settore da Playboy ad Excelsior fino a Max.
Ma i servizi che preferisco fare e che alcuni direttori mi hanno permesso di fare sono i reportage di "costume". Non c’erano solo ragazze nude, ma erano servizi speciali, compositi, spesso fatti all’estero, erano occasioni di viaggio e di conoscenza, c’era dentro anche dell’esotismo (a cui basta cambiare una consonante per farlo diventare erotismo), c’erano donne, ma c’erano anche atmosfere, c’era un rapporto tattile, di profumi. Andavo a Praga durante la rivoluzione dalla gente che dimostrava e poi diventavamo amici e li fotografavo da qualche parte in quelle loro case semplici, magari di 10 mq. Però li fotografavi lì nel loro ambiente ed erano ospitali, ti sembrava che bastava un colpo di telefono oppure suonavi direttamente, salivi, ti offrivano una vodka, facevi una scopatina. Avevi il senso che veramente questa gente stava lì e ti aspettava per avere un rapporto culturale con te. Oppure andavo in Africa tra i Tuareg, c’erano donne col seno di fuori, bambini nudi… un’atmosfera che non ha solamente un carattere erotico, ma c’è un’aria che sa di "intimità sorpresa". Tu entri in queste cose come faceva H. Cartier Bresson che si faceva dare un appuntamento, suonava al campanello il personaggio di turno apriva e lui scattava discreto, come per caso. Entravano, due chiacchiere, un caffè e l’ospite si dichiarava pronto per le foto… che però c’erano già…
E poi c’erano i reportage trasgressivi, le prime foto di transessuali che si facevano gonfiare il seno, ma avevano ancora il pisellino messo tra le gambe che sembrava una fichina e poi lo tiravano fuori. Ecco facevo questo tipo di foto e me le prendevano quasi a scatola chiusa (Oppo soprattutto) erano situazioni che mi incuriosivano, ma incuriosivano anche i lettori. Micro-situazioni intimistiche, molto emotive, che davano sensazioni forti. Questo è il vero Mimmo Cattarinich. Però queste foto non le pubblica più nessuno e io mi diverto molto meno. Ancora mi stimola la foto del personaggio perché si crea un evento emozionale, devi conoscerlo e interpretarlo.
Senza dare delle preferenze, dando per scontato che tutte le attrici che hai fotografato sono belle, hanno personalità e ti è piaciuto fotografarle, c’è una giovane attrice che ti ha colpito?
In questo momento Manuela Arcuri, testimonial della mia campagna per la Cotton Club è senz’altro "un’espressione femminile" che mi ha colpito. Lei è una di quelle donne che vale la pena di fotografare, è una donna che va vista nuda. Fellini l’avrebbe definita "un pagliaio". E’ una donna che ha gli attributi giusti, come tutte non è ovviamente perfetta, ma altre, magari più perfette, non sono così sensuali.
Con Max sembri avere un rapporto privilegiato…
Con Max collaboro dalla sua fondazione, eravamo io, un fotografo milanese e poi Roberto Rocco. Facevamo delle fotografie un po’ diverse, non troppo esplicite all’inizio, poi piano piano un po’ più esplicite. Max oggi è praticamente l’unico giornale in cui i personaggi noti o supernoti sono disponibili ad essere pubblicati e spesso (a parte i calendari) senza volere nemmeno un soldo. Si dice che in occasione dei calendari si vendano centinaia di migliaia di copie. Molti personaggi mi telefonano proprio per apparire su questa testata, altri li raggiungo io ed accettano quasi sempre. Certo alcuni sono più disponibili, alcuni meno. Ad esempio Valeria Marini che mi ha rilasciato ampie liberatorie e dopo un po’ di tempo le ha dato fastidio che alcune foto continuavano ad essere pubblicate. Era molto disponibile all’inizio, abbiamo lavorato bene insieme e poi sono nate delle divergenze. Altre invece come Claudia Pandolfi, Alessia Marcuzzi, Anna Falchi sono venute, sono state e continuano ad essere molto collaborative. Alcuni segni d’acqua come la Marcuzzi (Scorpione) sono molto alla mano e non ti "rompono" mai. Altri, come il segno del Toro, quando si rendono conto che l’operazione non è così conveniente ti telefonano, ti mandano le lettere degli avvocati…
Ma ora ti vedo meno impegnato sul fronte del nudo…
Il motivo è che è diventato un lavoro più impegnativo e meno divertente. Vedi questa copertina? (si riferisce alla copertina di Blue n. 117) la donna disegnata ha tutte le prerogative giuste, l’illustratore l’ha composta come una donna dovrebbe essere, con gli attributi giusti: ha un bel culo, belle tette…, ma questa donna qui non è facile trovarla perché di solito le donne se hanno un bel culo hanno brutte tette, se hanno belle tette e un bel culo, magari non hanno un bel viso…
Donne italiane se ne trovano poche, spesso le devi cercare tramite agenzie, specialmente straniere e arrivano principalmente dai paesi dell’Est Europa. Molte volte ti arrivano ragazze totalmente insignificanti oppure assolutamente impacciate, a quel punto che fai? Le rimandi indietro? Hai già sostenuto le spese di viaggio e soggiorno, allora le fotografi lo stesso, ma con grande fatica e per avere un prodotto mediocre e senza charme. Anche uno come Roberto Rocchi, abilissimo nel valorizzare le donne, si trova in difficoltà quando gli capitano ragazze di questo tipo. Per questo adesso evito di realizzare servizi di nudo che a parità di fatica mi vengono pagati un paio di milioni mentre se fotografo donne in costume da bagno per le campagne pubblicitarie della Cotton Club o della Parà guadagno qualche decina di milione in più.
Come mai italiane poche?
Perché dovrebbero farlo, il guadagno è poco…
E la possibilità di farsi notare, entrare nello star system?
Succede, ma è un evento raro e rischi comunque di restare ai margini…
Spesso registi e produttori mi hanno chiesto di presentargli qualche ragazza che avevo fotografato e qualcuna è andata avanti, ma appunto è un evento…
Una volta Fellini volle conoscere una ragazza che l’aveva colpito particolarmente, era Angela Cavagna. Uscirono insieme diverse volte, niente di erotico, era un rapporto di simpatia, lei è il tipo di donna che piaceva a Fellini, ma poi questa conoscenza non è mai riuscita a sfociare in una parte in un suo film, anche se comunque è stata egualmente utile alla carriera della ragazza.
Quando ti capita una modella inesperta che fai?
Questa è la parte più difficile perché devi capire la sua personalità e a seconda usare le maniere "buone" o "cattive", che non significa sbattere i pugni sul tavolo, ma semplicemente essere un po’ più severo… Se produco un servizio faccio assolutamente tutto il possibile per raggiungere gli obiettivi di qualità che mi sono prefissato, anche a costo di rimetterci parte del guadagno, per prolungare di uno o due giorni la durata delle riprese.
C’è qualche ragazza sconosciuta che si è fatta notare grazie alle tue foto?
Sono diverse, ma non mi sembra il caso di citarle perché una volta diventate personaggi noti tendono a far dimenticare di avere iniziato la carriera grazie a qualche foto di nudo invece che facendo l’Accademia.
Per quale motivo giornali come Playmen, Playboy e Penthouse non hanno più le vendite di una volta?
C’è stato un vero e proprio tracollo, anche se ora Playboy sta recuperando, ma come ti dicevo prima il problema di fare fotografia di charme è avere una donna seduttiva se no fotografi solo una donna nuda e molti lettori, oggi, si accontentano di questo. L’offerta è troppo vasta ed economica, guarda quanti giornaletti a 1.500/3.500 lire perché comprare una rivista a 10/12.000. In questo modo si abbassano i compensi per i fotografi e di conseguenza la qualità, la ricerca, la passione. Ma io mi domando, chi si porta a casa un giornaletto di questi per "sognare" o anche per "masturbarsi"? perché questo è il concetto! Oggi le riviste che vanno bene sono quelle che propongono personaggi femminili più o meno vestiti perché c’è la curiosità di vedere nuda una donna conosciuta e "irragiungibile", magari quella che fa lo spettacolo con Fiorello, l’attrice del momento o piuttosto le protagoniste degli spot che più turbano l’immaginario maschile. Così quando le copertine di queste riviste propongono una di queste donne molti sono portati all’acquisto per soddisfare queste curiosità; le comprano, le sfogliano e magari dopo mezza giornata le buttano via. Una volta molti compravano Playmen o Playboy per fantasticare ed emozionarsi, ma anche per leggere gli articoli di validi giornalisti, servizi, reportage, interviste e spesso la copia veniva collezionata. Fino alla fine degli anni ’70 erano giornali culturalmente interessanti.
E’ possibile un coinvolgimento amoroso tra fotografo e modella?
Non c’è quasi mai un’implicazione con la modella è difficile, a parte il fatto che durante la lavorazione il set è affollatissimo: truccatore, styling, uno o più assistenti… Qualche cosa può anche nascere, ma quando c’è passione tra fotografo e modella più che fare belle fotografie si fanno grandi "scopate".
Com’è la fase preparatoria dei tuoi servizi fotografici, inizi con la scelta della modella o della location?
Il mio sistema di lavoro (per i servizi non commissionati) parte da un’idea di massima e dal colloquio con i direttori dei giornali. Produrre un servizio costa molto e se non hai prima la sicurezza di averlo venduto (almeno la copertura dei costi) è meglio non partire proprio. Prendo appuntamento con alcuni direttori, spiego il mio progetto, raccolgo suggerimenti ed esigenze editoriali ed aggiusto il tiro. Solo nella fase successiva passo alla scelta della ragazza, della location, degli accessori ecc.
Il mio è un lavoro più da imprenditore che da artista a caccia del… "pelo di fica".
Tecnicamente ti sei formato da autodidatta hai avuto qualche problema almeno i primi tempi?
Non scordare che ho lavorato due anni in un laboratorio fotografico e diverso altro tempo aiutando grossi professionisti. Ho imparato sul "campo" tutto quello che c’era da imparare, ma per quello che mi riguarda spesso ho cercato di non fotografare tecnicamente bene per dare un sapore più accessibile all’immagine, cercavo di entrare e fotografare lì dove c’era il sapore di una disponibilità che il fruitore avrebbe potuto avere se fosse andato dove sono andato io.
E l’attrezzatura fotografica?
A me piace lavorare molto in esterni, in sala di posa uso ancora i proiettori, luce al tungsteno, ma in fondo che differenza fa usare una macchina piuttosto che un’altra, i flash Balkar piuttosto che i Bowens. L’immagine è fatta da quello che c’è dietro, è emozione come nella sensualità, c’è questa chimica che ti sale al cervello e ti coinvolge i vari organi a seconda del tipo sensazione.
Allora ad un giovane che volesse intraprendere la professione di fotografo di nudo cosa consiglieresti?
Da che punto di vista?
Beh, "alimentare" visto che per passione se vuole spendere per realizzare dei servizi da tenere nel cassetto è libero di farlo…
Gli chiederei quali sono i giornali che oggi sarebbero disposti a comprare servizi fotografici da sconosciuti, quale attrice affiderebbe la sua immagine ad un esordiente? Un giovane fotografo in questo campo non riuscirebbe a prendere un appunatmento non solo con il Direttore, ma nemmeno con un redattore… Il problema non è quindi di consiglio o no, ma proprio che non ci sono possibilità!
Che differenza c’è per te tra erotismo e pornografia?
Erotismo lo dice la parola stessa. Nel caso specifico direi che è una seduzione esplicita, lasciamo perdere le chimiche che arrivano il momento dopo. Sono emozioni che nascono dall’occhio e poi cascano sul cuore o… in altri punti del corpo.
La pornografia è la stessa cosa solo ancora più esplicita. La giudico come tutte le forme visive degne, poi dipende da come uno la interpreta, se è fine a sè stessa… Comunque suscita sempre delle grandi emozioni, anche se ritengo che ognuno di noi abbia i propri capricci sessuali.
Indubbiamente, a questo proposito c’è quella famosa citazione, non ricordo di chi, che dice "la pornografia è l’erotismo degli altri"…
Certo, ma questo vale per tutto: il mangiare, i viaggi, gli spettacoli…
Quindi non la condanni…
Anzi, trovo che sia, culturalmente, un’espressione salutare…
A me è anche capitato di produrre film pornografici. Uno di questi con Rocco Siffredi (del Toro, grande scopatore e amico). Era un Tarzan diretto e co-prodotto da Aristide Massaccesi (Joe D’Amato), un bravissimo artigiano del cinema (oggi purtroppo scomparso) e il film è andato benissimo.
Come ti definiresti, fotografo di nudo, di glamour…
In nessuno di questi modi, sono ricordato soprattutto per il nudo, ma ho fotografato anche automobili, Ministri, Presidenti della Repubblica, ho fatto ritratti di intellettuali, artisti, corridori automobilistici, ho realizzato reportage in Africa, in Sud America, ho lavorato nel cinema e nella pubblicità e poi… ho fotografato ANCHE le donne perché mi piacciono molto, ma ripeto anche…
Quindi mi definirei un bravo artigiano, magari un po’ bizzarro, sempre alla ricerca di un luogo, di un’avventura, di un’incontro, di una bella donna, ma di quelle bellezze allo stato puro, quasi primordiale che trovi soprattutto nelle donne africane. Per quello appena posso mi rifugio in Kenia a ricaricare le batterie o anche a lavorare.
Blue ha una rubrica, molto seguita, sul feticismo dei piedi, tu cosa ne pensi?
In passato non sono stato molto interessato ai piedi, però penso che abbiano una grande importanza e negli ultimi tempi li osservo maggiormente, ho iniziato anche a baciare i piedi delle donne con le quali ho delle esperienze, ma forse è quasi una sorta di "gratitudine". Ognuno ha un suo proprio punto di vista e poi ci sono piedi e piedi, mi prendi un po’ alla sprovvista non ci avevo mai riflettuto molto.
Mi risulta che hai diretto anche un film, Piccole labbra…
Era un film a basso costo, mio era anche il soggetto, realizzato nel 1978, il titolo era Maria di Lanzerdof, ma per motivi di vendibilità è stato cambiato in Piccole labbra. Era un’operazione intimistica con forti componenti erotiche che per andare veramente bene avrebbe avuto bisogno di attori importanti, bravi sceneggiatori e quindi maggiori capitali. In ogni caso è un film che è stato venduto in tutto il mondo ed il produttore avrebbe voluto farmene fare altri, infatti abbiamo un progetto in sospeso sempre su mio soggetto. Poi è un lavoro molto più stancante di quello fotografico, ci vuole molta energia. In questo campo riescono meglio i segni di fuoco e di terra. Qualche volta mi viene la voglia di riprendere, ma inizia una nuova campagna o magari mi chiamano per un reportage in un set cinematografico internazionale ed io ho già la mia professione e dico va bene magari se ne riparla fra qualche mese, il tempo passa e si ricomincia daccapo. Questo è fondamentalmente il motivo per cui non ho continuato, ma mi sarebbe molto piaciuto fare cinema…
Hai mai condotto dei workshop e che rapporto hai avuto con i tuoi allievi?
Per un certo periodo ho fatto diversi workshop, però non sono state esperienze che ho amato. Ho smesso presto perché quando iniziavo ad esporre qualche concetto (magari mi dilungavo anche un po’) scoprivo che molti partecipanti avevano solo voglia di fotografare la modella per cui mentre parlavo alcuni si dileguavano e li trovavo in un angolo a fotografare il culo della modella.
Per concludere vorrei fare un gioco. Ti cito un elenco di colleghi e tu mi dici la prima parola che ti viene in mente… (difficile con Mimmo avere come risposta una sola parola)
Fabian Cevallos.
Ora Vive a Parigi è del Toro. Lavorare con lui sul set è un po’ difficile; è simpatico, disponibile, ma un po’ prepotente…
Roberto Rocchi
L’ho citato diverse volte in questa intervista, un bravo professionista, un amico.
David Hamilton
Un grande fotografo, peccato che sia sparito, di lui non ne so più nulla. Le sue foto hanno grandi atmosfere, belle location e scenografie. Bella anche la moglie con un bellissimo seno. Mi sarebbe piaciuto avere una parte delle sue modelle.
Bruno Oliviero
Una persona pratica.
James Baes
Bravissimo, un amico, uno dei migliori fotografi insieme a Bruce Weber.
COS'E' IL NATURISMO - CORSI DI FUMETTO